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Dieta priva di glutine per tutti?

 

In questi ultimi anni è sempre più popolare la dieta priva di glutine. Le motivazioni possono essere diverse anche se questo tipo di dieta è indicata normalmente in pazienti affetti da celiachia, malattia che, tra l'altro, è stato dimostrato essere associata ad un aumentato rischio cardiovascolare che si riduce con l'assunzione di una dieta specifica.
Meno chiaro invece è il vantaggio in altri soggetti che assumono tale dieta perché la considerano più sana o soggetti che hanno disturbi simili alla celiachia quando assumono alimenti derivati del grano, segale ed orzo, ma nei quali non è stata dimostrata chiaramente una patologia.
In questo studio più di 110.000 soggetti senza una storia di malattia coronarica e non affetti da celiachia sono stati seguiti per 26 anni, durante i quali ad intervalli di quattro anni è stato fatto un re-call alimentare. La quantità di glutine nella dieta è stata messa in relazione con la comparsa di infarto fatale e non fatale. Confrontando la media giornaliera i pazienti con una maggiore assunzione di glutine avevano un modesto minor numero di eventi, ma correggendo questi dati per i principali fattori di rischio cardiovascolare o per una dieta con cereali integrali e non, l'associazione perdeva di significato. La conclusione degli autori è che il consumo di cibi contenenti glutine non aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e che non sia raccomandabile ai fini della prevenzione una dieta priva di glutine in persone non celiache.

 

LONG TERM GLUTEN CONSUMPTION IN ADULTS WITHOUT CELIAC DISEASE AND RISK OF CORONARY HEART DISEASE: PROSPECTIVE COHORT STUDY

Lebwohl B, Cao Y, Zong G, Hu F, Green P, Neugut A, Rimm E, Sampson L, Dougherty L, Giovannucci E,Willett W, Sun Q, Chan A

BMJ 2017: 357; J1892

 

OBJECTIVE: To examine the association of long term intake of gluten with the development of incident coronary heart disease.
DESIGN: Prospective cohort study.
SETTING AND PARTICIPANTS: 64714 women in the Nurses’ Health Study and 45303 men in the Health Professionals Follow-up Study without a history of coronary heart disease who completed a 131 item semiquantitative food frequency questionnaire in 1986 that was updated every four years through 2010.
EXPOSURE: Consumption of gluten, estimated from food frequency questionnaires.
MAIN OUTCOME MEASURE: Development of coronary heart disease (fatal or non-fatal myocardial infarction).
RESULTS: During 26 years of follow-up encompassing 2?273?931 person years, 2431 women and 4098 men developed coronary heart disease. Compared with participants in the lowest fifth of gluten intake, who had a coronary heart disease incidence rate of 352 per 100?000 person years, those in the highest fifth had a rate of 277 events per 100?000 person years, leading to an unadjusted rate difference of 75 (95% confidence interval 51 to 98) fewer cases of coronary heart disease per 100?000 person years. After adjustment for known risk factors, participants in the highest fifth of estimated gluten intake had a multivariable hazard ratio for coronary heart disease of 0.95 (95% confidence interval 0.88 to 1.02; P for trend=0.29). After additional adjustment for intake of whole grains (leaving the remaining variance of gluten corresponding to refined grains), the multivariate hazard ratio was 1.00 (0.92 to 1.09; P for trend=0.77). In contrast, after additional adjustment for intake of refined grains (leaving the variance of gluten intake correlating with whole grain intake), estimated gluten consumption was associated with a lower risk of coronary heart disease (multivariate hazard ratio 0.85, 0.77 to 0.93; P for trend=0.002).
CONCLUSION: Long term dietary intake of gluten was not associated with risk of coronary heart disease. However, the avoidance of gluten may result in reduced consumption of beneficial whole grains, which may affect cardiovascular risk. The promotion of gluten-free diets among people without celiac disease should not be encouraged.

 

BMJ 2017: 357; J1892

 

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