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Il caffè protegge dall'ictus cerebrale?

Domenico Sommariva - Responsabile Editoriale WEB per il sito SISA

 

Contrordine compagni! Il caffè non fa male, anzi fa bene. Troppo forte la tentazione di parafrasare Giovannino Guareschi per rinunciarvi, senza per questo mancare di rispetto a tutti coloro che hanno seriamente affrontato il problema dei rapporti tra caffè e malattie cardiovascolari. E sono tanti quelli che hanno documentato, per lo più sulla base di studi di coorte, gli effetti negativi acuti e cronici del caffè sulla morbilità e sulla mortalità cardiovascolare. Ma sono anche tanti quelli che non hanno messo in evidenza alcunché (1-3). Altri ancora hanno riportato un rischio aumentato negli uomini, ma non nelle donne (4) o, al contrario, un rischio più basso negli uomini, ma non nelle donne (5). Si è molto discusso sulle modalità di preparazione del caffè e se quello filtrato fosse più o meno dannoso di quello bollito, se esistesse o no una differenza nella qualità e nella quantità dei componenti tra i due tipi di preparazione e se queste differenze potessero spiegare un maggiore o minore danno sul sistema cardiovascolare.
Al caffè vengono attribuiti numerosi effetti che, almeno in via teorica, potrebbero influire negativamente sul sistema cardiovascolare. Prima imputata è naturalmente la caffeina che riduce la sensibilità all'insulina, è responsabile di disfunzione endoteliale, aumenta la rigidità aortica, aumenta il livello di colesterolo e di omocisteina, stimola la liberazione di epinefrina e aumenta la pressione arteriosa. A questi due ultimi effetti potrebbe essere attribuita la responsabilità degli eventi acuti coronarici che, secondo il recente studio di Riksen (6), renderebbero conto dell'aumento del rischio cardiovascolare dovuto al caffè.
Ma il caffè è anche ricco in potenti antiossidanti, in potassio, niacina e magnesio che migliorano la sensibilità all'insulina, riducono l'infiammazione ed il rischio di diabete. Il caffè potrebbe dunque diminuire il rischio cardiovascolare. A tentare di mettere d'accordo gli effetti contrastanti del caffè sui fattori di rischio cardiovascolare ci pensano Sugiyama e coll (7) che sostengono che il caffè abbia un effetto acuto scatenante gli eventi cardiovascolari ed un effetto nullo sul processo aterogenetico.
Ma è proprio il lavoro della Larsson che rimette tutto in discussione. Lo studio è stato condotto su quasi 35.000 donne svedesi e depone per un effetto protettivo del caffè sugli ictus ischemici; si metterebbe dunque dalla parte di coloro che attribuiscono alla bevanda un'azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari, come Wu (8) e de Koning (9) che hanno recentemente osservato che il consumo abituale di caffè si associa ad una riduzione del rischio di cardiopatia ischemica. Nello studio della Larsson lascia comunque perplessi il fatto che non sia stata rilevata alcuna relazione tra la quantità di caffè consumata ed il rischio di ictus ischemico. Cioè chi consuma più di cinque tazze di caffè al giorno avrebbe un rischio di ictus minore di chi ne consuma meno di una, ma uguale a quello di chi ne consuma solo una o due. Al momento non sembra che la vexata questio sia vicina alla soluzione.
Il problema non è irrilevante; il caffè è una delle bevande più diffuse nel mondo e spesso il consumo individuale è molto alto, specie in alcune popolazioni. Sapere se ha o meno un ruolo nella malattia leader della mortalità nei paesi sviluppati è di notevole importanza.
La ricerca medica ha prodotto spesso risultati contrastanti, anche se gli studi sono condotti con rigore, da gruppi di ricerca affidabili e pubblicati su riviste scientifiche di alto valore. La difficoltà ad arrivare ad una conclusione condivisa è spesso dovuta al fatto che l'effetto oggetto dello studio se c'è è minimo e in queste condizioni basta poco per avere risultati contraddittori. Viene in mente Mills (10) che aveva affermato in un suo celebre articolo che se i numeri vengono torturati abbastanza a lungo, alla fine confessano quello che si vuole. È questo il caso?

 

 

Coffee consumption and risk of stroke in women
Larsson SC, Virtamo J, Wolk A.

Stroke 2011;42:908-912

 

 

Bibliografia:

 

1. Thelle, D. S. Coffee, tea and coronary heart disease. Curr. Opin.Lipidol. 1995;6:25-7

2. Sofi F, Conti AA, Gori AM, Eliana Luisi ML, Casini A, Abbate R, Gensini GF. Coffee consumption and risk of coronary heart disease: a meta-analysis. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2007;17:209-23

3. Lopez-Garcia E, van Dam RM, Willett WC, Rimm EB, Manson JE, Stampfer MJ, Rexrode KM, Hu FB. Coffee consumption and coronary heart disease in men and women: a prospective cohort study. Circulation. 2006;113:2045-53.

4. Hammar N, Andersson T, Alfredsson L, Reuterwall C, Nilsson T, Hallqvist J, Knutsson A, Ahlbom A. Association of boiled and filtered coffee with incidence of first nonfatal myocardial infarction: the SHEEP and the VHEEP study. J Intern Med. 2003;253:653- 659.

5. Kleemola P, Jousilahti P, Pietinen P, Vartiainen E, Tuomilehto J. Coffee consumption and the risk of coronary heart disease and death. Arch Intern Med. 2000;160:3393-3400.

6. Riksen NP, Rongen GA, Smits P. Acute and long-term cardiovascular effects of coffee: implications for coronary heart disease. Pharmacol Ther. 2009;121:185-91.

7. Sugiyama K, Kuriyama S, Akhter M, Kakizaki M, Nakaya N, Ohmori-Matsuda K, Shimazu T, Nagai M, Sugawara Y, Hozawa A, Fukao A, Tsuji I. Coffee consumption and mortality due to all causes, cardiovascular disease, and cancer in Japanese women. J Nutr. 2010;140:1007-13.

8. Wu JN, Ho SC, Zhou C, Ling WH, Chen WQ, Wang CL, Chen YM. Coffee consumption and risk of coronary heart diseases: a meta-analysis of 21 prospective cohort studies. Int J Cardiol. 2009;137:216-25.

9. de Koning Gans JM, Uiterwaal CS, van der Schouw YT, Boer JM, Grobbee DE, Verschuren WM, Beulens JW. Tea and coffee consumption and cardiovascular morbidity and mortality. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2010;30:1665-71.

10. Mills JL Data torturing. N Engl J Med 1993;329:1196-1199




 

 

 

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